domenica 5 novembre 2017

Juventus-Benevento 2-1. Higuain e Cuadrado avvicinano il Napoli

La Juventus ha sorpassato l’Inter, ha avvicinato il Napoli (ora a un punto) e ha dimostrato una notevole saldezza di nervi, ha vinto una partita non facile nonostante il divario tecnico fra le squadre fosse profondo. Intendiamoci: sarebbe scorretto affermare che la Juventus ha giocato “male”, perché ha comunque creato un numero tendente a infinito di occasioni da gol e non ha mai “subito” il Benevento. Ma la tipologia degli errori commessi sotto porta, la grave imprecisione nel piazzamento della barriera e la stessa gestione dei minuti finali della partita denotano tutta quella sciocca immaturità contro cui Allegri aveva messo in guardia i suoi alla vigilia. C’è, evidentemente, un problema psicologico di una squadra che, soprattutto contro gli avversari più deboli, fatica a esprimere tutto il suo potenziale. E c’è un problema con una serie di singoli sui quali Allegri e la società devono lavorare con attenzione perché il disagio non si cronicizzi. Alex Sandro è un uomo da ricostruire completamente: gli svarioni di questo pomeriggio vanno oltre il momento di scarsa condizione, anche perché il ragazzo non ne azzecca una dall’inizio della stagione. Dybala è meno preoccupante: sta vivendo il suo mese grigio, né più né meno come Higuain, che invece adesso segna e, soprattutto, trascina la squadra con appeal da leader (positivo oggi, ben oltre il gol). Cuadrado non può permettersi di sbagliare così tanto (e non è la prima volta). Il rendimento di Douglas Costa resta una vertiginosa sinusoide che alterna lampi spettacolari a momenti di assenza dal gioco. All’interno di una squadra che funziona collettivamente alcuni di queste criticità si noterebbero di meno, in un collettivo che non collabora con la dovuta applicazione, risaltano in modo irritante, perché si ha l’urticante sensazione del poco impegno. Ha da lavorare Allegri, ha tanto da lavorare. Ma è il primo a saperlo. Il primo tempo sembra un film. Un kolossal se visto con gli occhi del Benevento, una tragicommedia dal punto di vista juventino. Sembra tutto normale all’inizio: la Juventus attacca, il Benevento si difende come può e prova a ripartire. E proprio da un contropiede fermato da Alex Sandro con un fallo dal limite su Ciciretti scaturisce, al 19’, la punizione del clamoroso vantaggio sannita. Batte lo stesso Ciciretti, approfittando di un piazzamento della barriera piuttosto maldestro da parte di Szczesny, che non può arrivare  sulla traiettoria arcuata del numero 10 giallorosso, semplicemente perché quella palla non doveva passare. Da quel momento la Juventus assedia il Benevento nella sua area di rigore e tra errori, traverse, sfortuna prende corpo il fantasma di una delle più grandi figuracce in centovent’anni di storia bianconera. Dybala non ne azzecca una, arrivando perfino a lasciare una punizione dal limite a Douglas Costa dopo averne sciupate due. Cuadrado si mangia almeno un paio di gol fatti. E la palla non entra. Nella ripresa la Juventus ha l’unico grande merito di non perdere la calma e proseguire l’assedio. La sfortuna e l’imprecisione non possono durare in eterno: significativo, comunque, che il gol del pareggio lo segni Higuain al 7’, il più propositivo di tutti gli attaccanti bianconeri, che a mette dentro copi che un cross dalla destra di De Sciglio viene spizzato di testa da Matuidi. Il Benevento vede sgretolarsi la favola, sulla Juventus rispunta il sole e Cuadrado incorna l’ennesimo tentativo di lasciare un segno nella partita: è il 20’, la normalità del risultato non cancella nessuna delle problematiche di approccio e di condizione di alcuni singoli, ma se mettersi nelle condizioni di rimontare faticosamente il Benevento è un sintomo di profonda immaturità, raddrizzare la situazione senza perdere la calma è un segnale di una squadra adulta. Il resto sarebbe bene giudicarlo più avanti. (Tuttosport.com)

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