sabato 24 settembre 2016

Palermo-Juventus 0-1. Dani Alves inventa la vittoria

Questa sera è stato Dani Alves, l’uomo il cui palmares non occupa tre schermate di wikipedia e che con un tiro violento e malizioso ha sbloccato lo 0-0 che il Palermo stava blindando in modo caparbio. Non è una bella Juventus, ma questa è una vittoria importante e, passo dopo passo, Allegri troverà il modo migliore per impastare i suoi campioni. Se continua a farlo portando a casa tre punti a partita, i mugugni di chi non è entusiasta del gioco saranno un sottofondo ben sopportabile per lui. «Il problema di Palermo è il traffico», perché Allegri si ritrova imbottigliato nello spaventoso ingorgo difensivo organizzato in modo scaltro da De Zerbi. Il Palermo si sigilla dietro una linea di cinque difensori a cui si aggiungono spesso Jajalo e Gazzi (che si occupa in modo particolare di Pjanic) lasciando pochissimi spazi. Bastano quelli per rendere pericolosi almeno un paio di palloni serviti a Higuain, ma la Juventus si impantana troppo spesso sulla trequarti rosanero, le ruote di Khedira e Pjanic che slittano, Dani Alves troppo gigione, Alex Sandro stranamente ignorato, con la manovra che si sbilancia tutta a destra. La Juventus ha tre occasioni limpide, due con Higuain e una con Lemina, ma non riesce a buttarla dentro. In compenso non rischia quasi niente in difesa: il Palermo si affaccia con ripartenze ficcanti, ma poco incisive. Nel frattempo si fa male Rugani e Allegri lo sostituisce con Cuadrado, passando dal 3-5-2 a un teorico 4-3-3, che in realtà è un 4-4-2 visto che nessuno dei due centravanti si allarga a sinistra, dove scende Pjanic, poi sostituito da Asamoah. E proprio il doppio centravanti rende la vita più facile alla trincea palermitana che trova punti di riferimento più prevedibili in Higuain e Mandzukic, nonostante la buona volontà e l’abnegazione di entrambi (il croato nel finale si mangia due gol e ne segna uno annullato per offside). Alla Juventus, tuttavia, manca soprattutto qualche idea dal centrocampo dove Khedira non brilla e Pjanic si accende a sprazzi. Brilla Lemina, in posizione centrale, ma non basta per mettere in moto la manovra sulla trequarti. Insomma, la mancanza di Dybala un po’ si sente. In questi casi è quasi sempre l’intuizione del singolo a spezzare gli equilibri. Il tiro di Dani Alves all’inizio del secondo tempo fa parte di questa categoria a pieno titolo e se la deviazione sciagurata di Goldaniga contribuisce a ingannare Posavec, il gesto tecnico dell’ex Barça resta quel tipo di giocata che distingue un fuoriclasse da un giocatore normale e fa la differenza fra una squadra che può disporne in abbondanza e una che può solo cercare di arginarli. Non sempre i campioni servono a dare spettacolo e a vincere tre o quattro a zero, a volte averli significa vincere una partita che altri non avrebbero vinto, riuscendo a contrapporre la stessa solidità difensiva (se il Palermo si è chiuso bene, la Juventus non ha praticamente corso rischi), contando su un colpo di genio in più. La Juventus vince di misura, portando a casa i tre punti. (Tuttosport.com)

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