domenica 8 maggio 2016

Verona-Juventus 2-1. Perde dopo 25 vittorie e 1 pareggio

Allegri è furioso come se avesse perso lo scudetto con la sconfitta di Verona. Anche perché se il campionato è già in bacheca, la Coppa Italia rischia di non finirci se la Juventus molla come a Verona. Turnover massiccio e motivazioni rarefatte, per carità, ma per battere il Milan nella finale di sabato 21 serve un atteggiamento generale radicalmente diverso e la stizza di Allegri è giustificata. Anche perché ha subito due gol nella stessa partita (non succedeva da Carpi-Juventus di dicembre), sfuma il record del minor numero di gol subiti (ora la Juventus può solo eguagliarlo) e soprattutto si interrompe la striscia che era iniziata dopo la sconfitta di Reggio Emilia contro il Sassuolo: 25 vittorie e un pareggio. Qualcosa di epocale e che merita tutti gli applausi del mondo, al di là del risultato del Bentegodi, ma forse Allegri sperava di vedere una tenuta mentale maggiore, proprio in vista della finale di Coppa e, soprattutto, si aspettava altre risposte da chi ha avuto un’occasione per convincerlo. Alla fine fa festa solo Toni, che segna nella sua ultima partita e saluta il pubblico della Serie A degnamente: giusto così, grande bomber e grande uomo, merita ogni tributo. La Juventus vuole onorare il campionato fino in fondo e lo dimostra con piglio e corsa, ma trovare la concentrazione necessaria finisce per essere un’impresa anche per gli eroi del nuovo quinquennio. E’ così, nonostante la determinazione agonistica, i bianconeri commettono più errori tecnici in una sola partita che nel resto delle ultime 26. Dall’altra, l’effetto Toni che vuole lasciare il calcio con il botto e trascina i compagni con le sue motivazioni, inclinando il piano della partita a favore del Verona. Anche il centrocampo bianconero incide: Sturaro, Lemina e Asamoah sono pedine importanti se inserite in un contesto tatticamente e qualitativamente più solido, se il reparto devono reggerlo loro tre, il gioco della Juventus è decisamente più estemporaneo e i reparti risultano collegati meno e in modo peggiore. Niente di clamoroso: Allegri ha optato per un turnover piuttosto oltranzista e per quanto le motivazioni di chi ha giocato poco siano sempre forti, era probabilmente il primo a essere consapevole di aver azzardato alcune scelte. La Juventus riesce a controllare il Verona per quasi tutto il primo tempo, nel quale Toni prende un palo e Dybala sbaglia in modo clamoroso la conclusione di un magnifico contropiede orchestrato con Zaza. Poi l’arbitro Maresca si inventa un rigore “celebrativo” per l’ultima di Toni, punendo uno scontro fra Pisano e Alex Sandro, che paga eccessivamente un intervento solo leggermente scoordinato. Toni va sul dischetto e dedica un cucchiaio d’addio al calcio giocato: 1-0 e negli spogliatoi. La Juventus della ripresa è più arrabbiata, ma non abbastanza per trovare la lucidità mentale per evitare errori ed omissioni. La difesa si fa infilare da un contropiede per il quale Allegri straccerebbe il cappotto se solo non fosse maggio e Viviani al 10’ della ripresa realizza il 2-0.  I bianconeri continuano a marciare sul piano dell’agonismo, senza avere precisione. Dybala è molle (anche se batte bene il rigore), Zaza troppo teso, Cuadrado volenteroso ma pasticcione, Alex Sandro letargico. E così non batti neppure l’ultima in classifica, a dimostrazione che, in fondo, il campionato italiano è meno facile di come vogliono dipingerlo quelli che non lo vincono. (Tuttosport.com)

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