venerdì 27 marzo 2015

Calciopoli, ecco le armi del club bianconero

Ma la Juventus è temeraria o no? E’ spericolato ottimismo quello di Andrea Agnelli che porta avanti il ricorso al Tar da 443 milioni e studia l’utilizzo dell’articolo 39 per riaprire i processi sportivi o è, invece, un solido e logico realismo che guida le sue mosse sullo sdrucciolevole terreno di Calciopoli? Più che un’ardua sentenza, qui servono delle veloci motivazioni, quelle dei giudici della Cassazione (che chissà quando le scriveranno) sulla base delle quali, la stessa Juventus elaborerà i dettagli del suo piano di battaglia. Ma, attenzione, anche al netto delle motivazioni della Suprema Corte si può ragionare sulla situazione della Juventus, basandosi su ciò che è già “atto giuridico”, a partire dalla sentenza di primo grado scritta, nel 2011, dalla giudice Teresa Casoria e sulle sentenze sportive del 2006. Moggi e Giraudo sono stati prosciolti per prescrizione dalla Cassazione: che non significa assoluzione (e neppure condanna), ma ciò che più potrebbe contare per la Juventus è il ruolo che le motivazioni della Cassazione dovessero dare ai due ex dirigenti. Ovvero: agivano per favorire il club o perseguendo interessi personali? D’altra parte fu proprio un ricorso al Tar, quello scritto, presentato e poi ritirato da Cobolli Gigli nel 2006, che - in estrema sintesi - puntava sulla scissione degli interessi personali da quelli del club. Il punto sette di quel documento, inoltre, specificava come il «signor Moggi non fosse amministratore della Società e non avesse poteri di rappresentanza della stessa», ponendo quindi la questione della responsabilità oggettiva e non soggettiva. Un tema che nove anni dopo non ha perso troppa attualità, anzi. L’incredibile cura dimagrante a cui è stata sottoposta l’associazione a delinquere nel corso dei tre gradi di giudizio penale ha cambiato i connotati alla Cupola Moggiana: c’erano dirigenti e designatori, ma appena due arbitri (e il solo De Santis effettivamente condannato), un po’ poco per riuscire nel fine di alterare i risultati del campionato (che, infatti, risulta regolare fin dal primo grado di giudizio penale). (Tuttosport.com)

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