mercoledì 20 agosto 2014

Lo scandalo del calcio italiano: Falsopoli

Il termine Calciopoli suole indicare uno scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri ed assistenti. In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano, dopo i due scandali relativi alle scommesse del 1980 e del 1986, anche se come portata ed effetti è stato certamente maggiore dei due precedenti. Successivamente nel 2011 ci fu un ulteriore scandalo, soprannominato Calcioscommesse.
Le prime avvisaglie di Calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative ad indagini sul calcio condotte dalla Procura di Torino. L'inchiesta, denominata Offside e condotta dal Procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l'archiviazione (per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti) ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera del 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se le intercettazioni in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005).
Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell'AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l'amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell'intero consiglio d'amministrazione della società torinese). Dopo essere stato deferito dalla Procura Federale, si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano decise di commissariare la Federcalcio, nominando l'avvocato Guido Rossi come commissario.
Le indagini da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi, relativamente al primo e più importante filone, si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato, oltre ad esponenti della Lega Calcio, anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni Disciplinari (all'epoca non esisteva ancora la CD nazionale) e fu pertanto svolto presso la Commissione d'Appello Federale (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento d'appello, conseguentemente, fu tenuto presso la Corte Federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri ed interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 ed il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006, al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 ed alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica, dopo aver sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata, il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all'Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di Campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina ed Arezzo (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.

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