mercoledì 20 agosto 2014

Calciopoli, deposizione di Rosario Coppola

"Ma che modi sono?", chiede l'avvocato Prioreschi. Ce lo chiediamo anche noi, dovrebbero chiederselo in tanti, ma partiamo dall'inizio della deposizione del teste Rosario Coppola nell'udienza del 4 dicembre nel corso del processo Calciopoli. Ricordiamo che nel maggio 2006 Borrelli non perdeva occasione, davanti a centinaia di microfoni spianati, di dire che non c'era un "pentito", che "nessuno collabora, c'è omertà nel calcio", ed invitava chi sapeva a collaborare. Rosario Coppola, ex assistente fino al 2002, ricorda in aula che nel maggio 2006 raccolse il grido di dolore di Borrelli e si presentò spontaneamente dai carabinieri: "In sostanza io, di mia iniziativa, mi sono messo in contatto con i carabinieri di Roma proprio perché avevo sentito l'appello del giudice Borrelli, che aveva difficoltà a scoprire, ad entrare un attimino nel gruppo degli arbitri, cioè della mentalità degli arbitri. Perché avevo terminato da poco e, in qualche modo, dalla mia piccola e modesta posizione potevo in qualche modo dare uno spaccato di questo ambiente, di come funzionava, di come funzionava la gestione del gruppo". Coppola, interrogato dal pm Narducci descrive un mondo arbitrale nel quale tutti, assistenti e arbitri, andavano avanti con raccomandazioni e segnalazioni tra le più varie (anche di questori e preti), tutto per ottenere più visibilità, per dirigere le partite più importanti. Descrive il potere della coppia Bergamo/Pairetto e parla di pressioni. A questo punto il pm Narducci gli chiede di entrare più nello specifico e Coppola esaudisce la richiesta affermando: "Nello specifico, io ho portato come esempio una mia esperienza personale che era, anche oggettivamente, in qualche modo, riscontrabile. Avevamo delle pressioni, a me personalmente è capitato di avere delle pressioni. Una volta c'è stato un reclamo da parte della società su quanto era stato riportato sul referto, io sono stato avvisato da uno dei designatori, Gennaro Mazzei, però, assolutamente, metto la mano sul fuoco, non era un'iniziativa sua personale. Proprio per la figura, ripeto, relativamente modesta, non avrebbe mai preso un'iniziativa del genere. Qualcuno gli ha detto di chiamarmi. Mi dice "Guarda da qui a un'ora ti chiameranno da Milano, dove c'è la Commissione Giudicatrice, di Appello, e ti chiederanno se effettivamente quanto riportato sul rapporto risponde a verità, oppure se devi aggiungere qualche correzione. Mi raccomando, questo giocatore ha preso due giornate di squalifica, di conseguenza cerca un attimino di... ". Il pm Narducci chiede di che partita si trattasse e Coppola risponde: "Era Inter-Venezia, c'era stata una violenza consumata, un cazzotto, da parte di Cordoba. Automaticamente gli davano una giornata di squalifica, per il fatto che l'azione era dall'altra parte del campo c'era l'aggravante di un'altra giornata di squalifica, per cui questo giocatore ne aveva avute due. Ebbi questa sollecitazione di intervenire affinché dicessi che non era un cazzotto, si stava svincolando, stava cercando di allentare la presa di Bettarini, era Bettarini l'altro giocatore. Fatto sta che, guarda caso, dopo una mezz'oretta fui chiamato da Milano, registrarono, c'è la registrazione della telefonata, perché funziona in questo modo, e mi fecero questa richiesta "Ma sa, la società dice che c'è stato uno strattonamento, non è proprio una vera violenza...". Io, da arbitro, riconfermai tutto, avevo visto tutto per bene. Ecco, da quel momento, io non ho fatto più la serie A". Il pm Narducci non si dimostra molto interessato ad approfondire la notizia di reato portata alla luce da Coppola, e prosegue seguendo il suo filo conduttore, con domande su altri imputati. Fermiamoci un attimo, perché di quanto ha detto Coppola sui fatti riferibili all'Inter non c'è traccia nel verbale redatto dai carabinieri. Eppure avrebbe dovuto esserci, perché si tratta di una notizia di reato che andava quantomeno trascritta, riportata sul verbale, e sulla quale, come affermato da Coppola, era facile fare delle verifiche. Se ai carabinieri non interessava, e a Narducci neppure in fase dibattimentale, che si dimostra addirittura infastidito dalla notizia è l'avvocato Vigoriti. Potete leggere la trascrizione integrale della deposizione del teste Rosario Coppola, fatta nell'udienza del 4 dicembre 2009. (Fonte Ju29ro.com)

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