mercoledì 16 luglio 2014

Juve-Conte: troppi tormenti. Da più di un anno

Qualcosa ha iniziato a scollarsi a Monaco di Baviera, nel marzo 2013, quando dopo aver perso la partita di andata con il Bayern, Antonio Conte coniò una delle sue metafore più famose: «Loro stanno costruendo la cima del grattacielo, noi siamo ancora con la paletta e il secchiello». E’ stato il primo segnale che qualcosa non quadrava fra la visione della Juventus, intesa come proprietà-società, e il suo condottiero. Lui voleva volare più alto, dall’altra parte c’erano i piedi per terra di chi teneva d’occhio anche i conti. Visioni tenute insieme con lo scotch dei risultati e dell’entusiasmo per i record. Un’altra frattura si era consumata al termine della seconda stagione, quando Conte aveva traccheggiato parecchio e sembrava già allora voler lasciare la Juve. «Sono stanco», diceva ma soprattutto notava «stanchezza in alcuni elementi della squadra, che rischia di essere difficile riuscire a motivare per la terza stagione consecutiva». Era rimasto. Ma dopo l’estate era partito con il botto, anzi con lo sbotto: «Vendendo Matri abbiamo rinforzato il Milan. Con le uscite sua e di Giaccherini ci siamo indeboliti. Mi piacerebbe trovarmi una volta dalla parte opposta e spendere 100 milioni su un giocatore. Marotta dice che possiamo giocarcela alla pari con il Real? E’ inutile prendersi in giro: in questo momento c’è un carro armato con di fronte un’automobile...». Bam! Altra metaforina pungente. Ma alla fine altro scudetto, pur con un percorso deludente e una stagione senza conferenze, dopo che delle sue parole sul mercato di gennaio erano state «strumentalizzate». In realtà Conte aveva toccato il tempo alla società, avvertendo che Roma e Napoli si stavano muovendo. (Tuttosport.com)

Nessun commento: