sabato 31 maggio 2014

Juve, Conte porta la coppa al J-Museum

Un giorno al J-Museum, senza mostri viventi ma con i trionfi lampanti. Nel mondo della Vecchia Signora, dove lo storia è vincente, ecco in tarda mattinata che si palesa il più vincente degli allenatori: Antonio Conte. Porta la Coppa dell'ultimo scudetto che va ad affiancarsi alle altre due. E' il tre su tre che rende leggendaria la sua panchina in bianconero, a furia di successi e record. Basta ricordarne qualcuno, per chi l'avesse dimenticato: primo anno titolo da imbattuti, secondo anno titolo da padroni, terzo anno titolo da primatisti (102 punti e il record è servito). Il mister, accolto dal presidente del J-Museum Paolo Garimberti con cui si è concesso una bella chiacchierata, ha portato la coppa al suo posto, nella Sala dei Trofei, dove l'hanno subito raggiunta le “gemelle” dei due anni passati». Adesso, il tecnico salentino programma il nuovo assalto, all'Italia e all'Europa che conta. Ecco, un'altra Champions al J-Museum ci starebbe benissimo... Le parole di Conte: «E' un dolce peso. Abbiamo battuto tanti record, sarà difficile superarli. Al massimo eguagliarli. L'obiettivo era quello di centrare lo scudetto. Una volta conquistato il titolo, il fatto di poter raggiungere e toccare questa quota storica, i 102 punti, cosa mai fatta da nessuno in Italia, e superare anche Real Madrid e Barcellona che si erano fermate a 100 punti, ci ha dato una spinta in più. Sono stati straordinari i ragazzi, perché non era semplice». Poi dà i numeri.  I suoi numeri in bianconero. «5 Scudetti, 1 Coppa Uefa con Trapattoni, una Coppa Italia con Lippi, poi abbiamo vinto la Champions League, l'Intercontinentale, la Supercoppa,  4 Supercoppe italiane, una Coppa Intertoto, della quale vado fiero di averla alzata. E' stato un bel percorso da calciatore in cui ho vinto tanto, ma mi piace ricordare che ho perso anche tanto, perché dalle sconfitte ho imparato veramente tanto. Non mi immaginavo i tre trofei sinceramente, neanche nelle più rosee previsioni ci saremmo mai potuti immaginare che dopo tre anni di lavoro avremmo comunque raggiunto tutti questi successi. Né io, né il presidente, né il direttore Marotta, nessuno, penso neanche i tifosi». (Tuttosport.com)

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