domenica 1 dicembre 2013

Giusto punire i cori. L'importante è farlo con tutti

Conte ha ragione. Se ci si arrischia nel pericolosissimo territorio della “classifica degli insulti”, si può sostenere che speculare volgarmente sulle vittime dell’Heysel o quelle di Superga sia più spregevole che augurarsi un’eruzione del Vesuvio o ricordare un’epidemia di colera. E se nel proverbio si dice che ne ferisce più la lingua che la spada, è anche vero che non si menzionano rubinetti divelti e lanciati in testa alla gente. Siamo infatti sicuri che interpellate, le persone che si sono prese una maniglia in testa, avrebbero fatto volentieri scambio con un insulto qualsiasi, anche il peggiore, e tenendosi la loro incolumità. Insomma, quello di Conte è sano buon senso, materiale prima rara e preziosissima nel mondo del calcio, come altrettanto rara e preziosa è la giustizia. Perché classificare gli insulti e i comportamenti maleducati rischia di essere un’attività capziosa, mentre sarebbe più saggio concentrarsi su due punti fondamentali per salvare il calcio italiano dal definitivo imbarbarimento: lavorare seriamente sulla cultura sportiva dei tifosi e sull’equità nel giudicare i comportamenti sbagliati. Si puniscano cioè sia i cori contro i napoletani che i disgustosi striscioni sull’Heysel, su Ale e Ricky o sula tragedia di Superga. Si aprano bene le orecchie degli ispettori federali perché tutti gli stadi e tutte le curve siano monitorate come lo erano le curve della Juventus nella partita contro il Napoli, si dia il via una feroce guerra contro la stupidità e l’ignoranza, ma lo so faccia su tutti i fronti, non solo su alcuni. Altrimenti sarà persa in partenza. Tuttosport.com - Guido Vaciago

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