sabato 26 ottobre 2013

Juve, ricavi record. Ma la Lega si deve muovere

Sulla falsa riga della sua lettera agli azionisti, che apre la relazione di bilancio al 30 giugno 2013, Andrea Agnelli ha aperto l’assemblea degli azionisti con una fotografia dello scenario calcistico italiano fosca e esternando con veemenza tutta la sua volontà di cambiamento. “La giornata odierna segna il punto finale della stagione 2012-13, un’annata che ha visto la vostra società continuare in campo e fuori dal campo nel progresso intrapreso nelle ultime tre stagioni. Il bilancio sottoposto all’approvazione di questa assemblea segna ricavi record e ricongiunge questa Juventus alla sua storia. Il bilancio che avete fra le mani ha un significato particolare perché segna un sensibile avvicinamento al pareggio operativo, confermando comunque il risultato sportivo, cioè il successo sul campo: 2° scudetto e 2ª Supercoppa consecutivi". “Ma non basta”, dice non senza enfasi Agnelli. “Il nostro compito è costruire il futuro. Il fatturato di oggi colloca la Juventus nella Top Ten mondiale. Il record precedente la poneva nella top tre. E’ un dato di fatto, in dieci anni si è perso molto”. E qui inizia la critica alla gestione del movimento italiano. «A distanza di un anno dal nostro ultimo incontro il calcio italiano rimane immobile: l’ho scritto e lo confermo. La perdita di competitività è talmente palese che solo un irresponsabile può negarla. la Juventus potrà continuare a essere competitiva in campo internazionale ed equilibrata finanziariamente solo se sul fronte dei ricavi il sistema la metterà in grado di esprimere completamente il proprio potenziale. Non è un alibi. E’ un accorato appello a reagire e non considerare il declino come ineluttabile. Può suonare retorico, ma il destino è davvero nelle nostre mani”. “Il contesto italiano ha da molto tempo sviluppato una radicata cultura del potere e una precaria cultura di governo”, dice Andrea riferendosi alle istituzioni e alla Lega in particolare, dove regnano: “l’immobilismo, l’inazione e spesso la superficialità“. E mentre il calcio italiano crolla, chi lo dovrebbe governare non è in grado di “essere una controparte credibile per la politica italiana”. Agnelli poi specifica: “La Juventus non ha nessuna intenzione di rimettere in discussione principi ormai consolidati e condivisi come quello della negoziazione collettiva dei diritti televisivi, che tutti i Paesi evoluti hanno adottato o come nel caso della Spagna presto adotteranno.

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