venerdì 4 ottobre 2013

Juve, ora bisogna cambiare. Il 4-3-3 è una soluzione?

La qualificazione agli ottavi è tutta in salita. Perché la Juventus non è "tutta sbagliata e tutta da rifare", ma solo da ritoccare, aggiustare, sistemare forse solo risvegliare. Risvegliare da un torpore generale che sembra aver intaccato i gangli vitali di un meccanismo, quello creato da Antonio Conte nel corse delle sue due trionfali stagioni, e che ora sembra inceppato. C'è un problema di forma di alcuni giocatori: l'anno scorso e anche quello prima, la squadra godeva di una brillantezza atletica superiore, oggi si nota l'affanno di qualche elemento. C'è un problema di stress psicocologico, conclamato negli errori difensivi che sono stati sempre all'origine dei gol presi: distrazioni fatali di uomini che, visti gli ultimi due anni, non possono essere discussi dalle fondamenta, ma che semmai devono essere scossi. Ecco, serve una scossa. Una scarica di adrenalina contiana, quella di cui non vi era traccia nel dopo partita di ieri quando il tecnico si è presentato scarico, avvilito, a tratti rassegnato. Tira aria di cazziatoni a Vinovo e, forse, anche di cambiamenti tecnico-tattici. Ripetutamente stimolato sull'ipotesi di passare a un tridente offensivo, ieri sera, Conte ha fatto spallucce sospirando sul destino di Simone Pepe e lamentando la mancanza di pedine adatte a quello schieramento. Eppure, in una squadra che non riesciva ad allargare i campo con gli esterni, i venticinque minuti disputati con il 4-3-3 nel finale della partita contro il Galatasaray sono parsi più brillanti e propositivi. Viste le particolarissime circostanze è tutto da prendere con le molle, ma Tevez dietro Quagliarella e Llorente (o Vucinic se fosse disponibile) potrebbe essere una mossa per provare a rivitalizzare il gioco asfittico delle ultime prestazioni.

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