venerdì 8 marzo 2013

Calciopoli, parte l'inchiesta sull'inchiesta

Perché nelle indagini di Calciopoli alcune telefonate sono state ignorate? Perché è "sparito" il famoso video con il quale l'accusa doveva dimostrare che il sorteggio arbitrale era truccato? E perché è stato sostituito da una serie di fotogrammi, nei quali i protagonisti sono indicati in modo errato? Potrebbe essere l'incipit di una trasmissione sui misteri e, invece, è il punto di partenza di un fascicolo che è stato aperto dalla Procura di Roma, dove l'esposto dell'ex arbitro Dondarini, assolto nell'appello di Napoli (rito abbreviato), è stato preso in considerazione. E' partita, insomma, "un'inchiesta sull'inchiesta". Sono novanta le pagine che condannano Antonio Giraudo e assolvono i dieci arbitri che, assieme all’ex ad della Juventus, avevano scelto il rito abbreviato per il processo Calciopoli. Le motivazioni sono state depositate lunedì e fra i fogli firmati dal giudice Stanziola della quarta sezione della Corte di Appello di Napoli si possono cercare i perché di una sentenza che aveva lasciato perplessi i più. Se, infatti, tutti gli arbitri venivano assolti, chi consumava le frodi sportive in campo? Nessuno. Perché sostanzialmente la Corte d’Appello si allinea alla giudice Casoria che ha condannato Luciano Moggi nel primo grado del rito ordinario: prove di alterazione del campionato oggetto d’indagine (2004-05) non ce ne sono e i risultati delle partite non sono frutto di manipolazione. Le griglie arbitrali sì. Ed è per questo che Giraudo, considerato «mero partecipante» all’associazione a delinquere creata da Moggi («alla quale dà piena adesione», secondo Stanziola) viene condannato. Il reato di frode sportiva - sempre secondo la Corte d’Appello - si circostanzia nell’aver condizionato la formazione delle griglie attraverso telefonate (effettuate solo da Moggi) e incontri con i designatori (ai quali partecipava anche Giraudo). Il tutto condito dall’ennesimo errore in sede di inchiesta. Sì, perché la frode sportiva contestata a Giraudo è relativa a Juventus-Udinese del 13 febbraio 2005. Moggi «indicò (a Bergamo) una griglia Bertini, Paparesta, Trefoloni, Racalbuto e Rodomonti», scrive il giudice, facendo notare come poi Rodomonti fu l’arbitro. Piccolo - si fa per dire - particolare: Moggi non aveva indicato Rodomonti nella sua cinquina. Quel nome - come si può ascoltare nella telefonata intercettata - fu fatto da Bergamo.

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