martedì 19 febbraio 2013

Panchina d'Oro a Conte: «L'onore più grande»

Uno scudetto conquistato da imbattuta, una finale di Coppa Italia raggiunta e un calcio coinvolgente e spettacolare, sempre propositivo e votato all’attacco. La Juventus, nella passata stagione, ha stupito ed emozionato, ha vinto e convinto e il primo artefice del travolgente cammino dei bianconeri è stato Antonio Conte. Non poteva quindi che essere lui a ricevere la "Panchina d'oro", il premio assegnato ogni anno al miglior tecnico della stagione precedente. A votare, come sempre, sono stati gli stessi allenatori, che hanno riconosciuto i meriti del loro collega scudettato. Conte ha ricevuto il riconoscimento ieri a Coverciano, dove si è tenuto l’incontro di aggiornamento organizzato dalla Scuola Allenatori del Settore Tecnico e riservato ai tecnici delle società di serie A, B, Prima e Seconda Divisione, avente per tema il coaching e la gestione del gruppo. Una materia, per altro, in cui Conte ha dimostrato di essere un vera autorità. «E’ un bellissimo riconoscimento perché viene dai colleghi - commenta il tecnico al termine della cerimonia - E’ il secondo a distanza di poco tempo dopo il premio AIC che mi hanno assegnato i calciatori e sono molto contento, perché sono motivo di orgoglio e soddisfazione e uno sprone a migliorare». Conte non è certo nuovo a simili riconoscimenti, visto che già nell’anno di Bari aveva vinto la “Panchina d’argento”, destinata al miglior tecnico di Serie B e quest’anno assegnata a Zeman. Proprio l’esperienza maturata prima di approdare alla Juventus è uno dei punti di forza del tecnico bianconero: «La gavetta è importante, è formativa e ti permette di gestire situazioni che, altrimenti, non saresti preparato ad affrontare». Responsabilizzarli vuol dire farli diventare dei vincenti». La Juve vincente lo è già, visto che ha lo scudetto cucito sul petto, ma in molti ora sostengono che possa puntare anche al successo in Champions League. Al di là di vincere o meno l’importante sarà andare avanti nel costruire qualcosa di importante. Si può anche vincere senza costruire e io invece, possibilmente, vorrei fare entrambe le cose».

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