martedì 4 dicembre 2012

Juve: Striscione Superga, multa di 10 mila euro

Diecimila euro di multa. Il prezzo della vergogna. Il tariffario del giudice Tosel è imperscrutabile (classificare la maleducata ignoranza del tifo italiano porta a grotteschi ragionamenti dilagati on line come quello che valuta l'insulto a Pessotto meno grave perché "in fondo è vivo", mentre le vittime di Superga no), ma in compenso è meravigliosa la motivazione con la quale infligge la multa di 10.000 euro alla Juventus. Perché l'infame lenzuolone non viene solamente classificato secondo prassi "insultante per i tifosi avversari", a "per la memoria di ogni sportivo". Giusto. Giustissimo. In un Paese in cui lo spread dei valori morali va di pari passo con quello dell'economia, la storia e la memoria sono materiale prezioso, da difendere e proteggere, da sfilare dalle zampe dell'ignoranza e dell'imbecillità. Restano, nei più precisi fra gli osservatori, i dubbi sulla disparità di trattamento che la giustizia sportiva sembra avere nei confronti di questi comportamenti idioti. Forse hanno ragione e forse, al di là delle motivazioni, lo stesso Tosel potrebbe spiegare cosa lo porta a classificare come più o meno grave un insulto. Ma non si può discutere che questa multa sia giusta e sacrosanta. Il Grande Torino è un tesoro per ogni sportivo italiano e un motivo di vanto (per usare le stesse scellerate parole) per chiunque sia torinese, a prescindere dal tifo. Insultare quella squadra per un torinese e un italiano è come insultare se stesso. Solo gli idioti lo fanno. Solo gli idioti, per altro, devastano il settore ospite di uno stadio, insultano la memoria delle vittime dell'Heysel, quella di Morosini, eccetera eccetera (perché purtroppo di eccetera ce ne sono molti). E infatti, oltre all'indignazione per lo striscione su Superga, bisognerebbe rendere sempre più efficiente il controllo e l'individuazione dei responsabili. Inutile punire curve intere o inasprire le multe. I colpevoli non devono avere la possibilità di nascondere la loro imbecillità nella folla, ma vanno condannati uno a uno. E' una lunga battaglia, ma si può solo insistere.

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