mercoledì 28 novembre 2012

Scommessopoli, il nome di Conte fa salire l'audience

"Una tv mi ha offerto cinquemila euro, se parlavo anche di Conte. Ma ho rifiutato, Conte non l'ho mai conosciuto". Questa dichiarazione ha mandato di traverso la colazione all'allenatore della Juventus. Le ha rilasciate alla Gazzetta dello Sport, Almir Gegig, da ieri "ex" grande latitante di Scommessopoli (era ai vertici del clan degli zingari) dopo essersi consegnato alla giustizia. E prima di farlo, raccontando un episodio per lui in fondo marginale ha involontariamente tormentato la ferita di Antonio Conte. Perché se Gegic ha raccontato la verità (premessa imprescindibile), non ha svelato chissà quale segreto o denunciato un reato (le tv possono pagare le interviste e gli ospiti, a volte lo fanno pure i giornali), ma ha in qualche modo illuminato con un esempio pratico il clima che lo stesso Conte ha percepito e denunciato da quando lo scandalo lo ha coinvolto. Ovvero quella sensazione che, all'interno dello squallido scenario di Scommessopoli, se si parla di Conte si hanno dei vantaggi. Soldi se si tratta di mass media, sconti di pena se si tratta di giustizia sportiva. Questo perché il nome dell'allenatore della Juventus fa salire l'audience e dà importanza all'inchiesta. Ormai l'ho capiscono anche i bambini: associare il nome di Conte allo scandalo, riporta lo scandalo in alto nelle titolazioni dei giornali, risveglia l'attenzione assopitasi nel frattempo, riaccende qualche telecamera. Non è detto che la redazione della tv citata da Gegic volesse per forza dichiarazioni "contro" Conte, probabilmente sarebbe bastato loro che parlasse "di" Conte nel contesto di Scommessopoli, anche per scagionarlo, tanto l'audience schizzava lo stesso in alto perché spesso basta la parola Juve o il nome di uno dei suoi personaggi per farlo.

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