sabato 20 ottobre 2012

Carrera: «A viso aperto»

Juventus-Napoli non è solo la sfida tra le prime della classe. E’ un confronto tra due modi differenti di intendere il calcio. Il modulo delle due squadre, il 3-5-2, è lo stesso, ma è diverso il modo di interpretarlo: «Il nostro è più propositivo, mentre loro si affidano di più alle ripartenze e alle giocate dei singoli. I numeri sono simili, ma noi abbiamo segnato sei gol in più, mandando in rete 11 giocatori», spiega Massimo Carrera che sottolinea come il passaggio alla difesa a tre «sia avvenuto per esaltare le caratteristiche dei nostri giocatori. Non abbiamo copiato nessuno». Dopo aver presenziato nella conferenza stampa di vigilia, sabato sera Carrera tornerà nelle vesti di collaboratore tecnico: «In panchina andrà Alessio, che è il vice di Conte. Io tornerò con entusiasmo al mio ruolo. Un futuro in panchina? Onestamente non mi interessa. Sto bene qui e non mi pongo altri obiettivi». «Siamo due ottime squadre e ce la giocheremo a viso aperto - continua Carrera, tornando sulla gara di domani - Immagino che la gara sarà simile a quella dello scorso anno. Noi cercheremo di fare la partita e dovremo essere bravi a frenare le loro ripartenze». Inevitabile, visto che si sfidano le due squadre prime in classifica, considerare importante in chiave scudetto la partita di domani: «Potranno inserirsi anche altre squadre. Il Napoli ha tutte le carte in regola per vincere il campionato e per farcela sta tralasciando gli impegni in Europa League. Noi invece siamo ben contenti di giocarci la Champions». Qualcuno sostiene che, rispetto alla passata stagione, la Juve di quest’anno sia meno spettacolare: «Non credo sia così - ribatte Carrera - ma in ogni caso stiamo vincendo e questa è la cosa più importante. Sfido chiunque a dire brava a una squadra che gioca bene e che non va in Europa o non vince». Chiunque andrà in campo comunque darà il massimo, come sempre accade nella Juve: «Qui non ci sono soldatini, ma, esattamente come quando giocavo io, ci sono seri professionisti che sanno quello che vogliono, quello che vuole la società e si comportano di conseguenza per ottenerlo. Questo significa allenarsi bene e condurre una vita privata da atleta, per rendere al meglio in partita».

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