lunedì 7 maggio 2012

Juve: 30 scudetti, vinti sul campo meritatamente

Luglio 2011, Philadelphia, Pennsylivania, Stati Uniti. Il termometro segna 40 gradi e l’umidità ti si appiccica addosso come colla, ma la Juve corre. Corre tanto che i giocatori sembrano svenire. Ma non svengono. Respirano a fatica, ma ripartono. In quei momenti Antonio Conte capisce che potrà vivere una stagione memorabile. Ancora non immagina quanto. E’ nato tutto lì, oltreoceano, sotto il sole torrido. Lì si è visto per la prima volta che qualcosa stava cambiando. Che c’era la volontà di lasciarsi tutto alle spalle: la serie B, i torti, le sconfitte, i due settimi posti... La Juve stava tornando Juve. Poi è arrivato settembre. Una serata da brividi che ha completato l’opera, svelando al mondo cosa avrebbe dovuto affrontare. L’orgoglio di un popolo immenso, risvegliato di colpo da uno stadio magnifico e da poche parole: «...Sappiamo gioire, sappiamo soffrire, sappiamo stringere i denti. Sappiamo vincere. Noi siamo la gente della Juve...». E ancora: «...Vincere è sempre stata la nostra abitudine. Ed è una bellissima abitudine...». Mentre Andrea Agnelli pronunciava il suo discorso, mentre guardavano ammirati il nuovo tempio, i giocatori hanno capito di cosa facevano parte. E in quel momento, hanno capito di doverselo meritare. Beh, ragazzi, ve lo siete meritati, come mai nessun altro. Avete giocato un calcio sublime, spettacolare, esaltante. Non eravate i favoriti, ma ve ne siete bellamente fregati e avete messo in fila tutti, spiegando gentilmente che i pronostici sono solo opinioni di uomini. E gli uomini, spesso, sbagliano. Voi no, non avete sbagliato nulla. Non hai sbagliato nulla tu, Antonio. Ti sei trovato in mano un diamante grezzo. Lo hai trattato con sapienza, mettendo al centro del tuo lavoro gli uomini, non gli schemi. Hai insegnato ai tuoi ragazzi che si possono prendere meno gol di tutti, anche attaccando dall’inizio alla fine. Che quando si entra in campo e gli avversari vedono la nostra maglia, devono abbassare lo sguardo. E che quando proveranno a rialzarlo, dovrà già essere troppo tardi. Voi ragazzi lo avete ascoltato. Avete stretto i denti quando vi massacrava di corse e quando vi chiedeva di stare mezzo metro avanti, o mezzo metro indietro, lo avete seguito, senza discutere. E siete diventati invincibili. Avete ottenuto successi memorabili, riscritto i record e compiuto un’impresa epica. Ci avete ridato entusiasmo, orgoglio, senso di appartenenza. Ci avete regalato lo scudetto più bello, il 30° vinto sul campo. Ma soprattutto, partita dopo partita, avete lanciato al mondo un messaggio inequivocabile: signori, siamo tornati. La Juve è tornata. E non ce n’è più per nessuno.

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