mercoledì 19 ottobre 2011

Juve all'attacco del Tnas: presentate le memorie

Il giro delle memorie si è appena completato: al Tnas da oggi (e per tre giorni, al massimo fino a lunedì) i tre ar­bitri, il presidente Angelo Grieco e i componenti gli av­vocati Dario Buzzelli ed Enrico De Giovanni hanno tutti gli strumenti per decidere ­preliminarmente - sulla loro effettiva competenza ad aprire la scatola della questione scu­detto 2006. Da ieri i tre arbitri, però, sanno perché è scritto proprio in premessa delle 26 pagine vergate dagli avvocati juventini, Briamonte, Chiap­pero e Landi, quasi ad introduzione del papello che la Ju­ve ha alzato i tacchetti. - Un duro at­tacco in premessa sul fatto che le memorie siano state presen­tate congiuntamente da parte istante (Juventus) e le due re­sistenti a braccetto, Inter e Figc. «Violazione del nostro di­ritto di difesa», scrivono i lega­li juventini prefigurando l’e­ventualità di un’impugnazio­ne per nullità del lodo arbitra­le e di ogni altra decisione presso il tribunale civile «ai sensi dell’articolo 829 del codice di procedura civile». Prose­gue la strategia aggressiva del­la Juventus, che non si pone più di tanto il problema di un’entrata a gamba tesa sui tre arbitri: il timore che - dopo l’attesa vana e fin troppo da premio fair play nel caso dell’e­sposto alla Figc - si possa re­spirare ancora, nelle stanze di una giustizia comunque anco­ra domestica (per quanto “ap­poggiata” non solo formalmen­te presso il Coni), aria d’incom­petenza provoca reazioni uguali contrarie. D’altronde si sa che già dai primi appunta­menti di fronte al collegio arbi­trale e prima ancora davanti al presidente Tnas, De Rober­to, le frizioni e i colpi di fioretto non sono mancati tra legali. La Juve argomenta il perché del­la competenza Tnas, con affac­ci significativi verso l’approdo alla giustizia ordinaria. La di­sfida in punta di diritto si gio­cherà - comunque - sul fatto che la Juventus retrocessa al­l’ultimo posto in classifica dal­le sentenze della giustizia sportiva del 2006 (ah, se qual­cuno avesse già fatto istanza di revocazione di quei giudizi, ormai sovvertiti in aula a Na­poli!) abbia (come sostiene la Juve, forte del diritto d’azione espletato facendo ricorso alla Figc per Calciopoli 2) o meno il diritto soggettivo di chiedere la revoca o la cancellazione del ti­tolo assegnato in modo im­provvido all’Inter salva per prescrizione dopo la Relazione Palazzi. Inter e Figc argomentano al contrario nelle 9 pagine interi­ste (in cui Moratti non è mai citato: la responsabilità è in ca­po a Ghelfi) firmate dalla pro­fessoressa Torchia e dagli av­vocati Raffaelli e Capellini, ma soprattutto nelle 14 pagine vergate dagli avvocati Figc Medugno e Mazzarelli. Proprio Medugno osserva che la sede doveva (forse potrà, an­che alla Juve non interessa) es­sere l’Alta Corte. Il potere d’a­zione della Juve esercitato con l’esposto - si sostiene in via Al­legri - non rappresenta il risul­tato finale che produrrebbe una revoca che («sbaglia De Roberto a sostenerlo», dice la Figc) sarebbe una revisione in chiave disciplinare.

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